Casa Bondi | 1926

LA STORIA

In Italia, nel Rinascimento, si scoprì la gioia di vivere, il bello, il buono, il lusso. Cose che nel medioevo si erano progressivamente dimenticate, avevano perso di importanza. Finalmente nel Rinascimento si poteva gioire pienamente delle cose e della loro bellezza, del loro sapore, in maniera incondizionata, opulenta. Tutte queste gioie della vita, si esprimevano con un unico termine, delizia. Un termine che solo in italiano ha un significato così profondo, così gioioso, multiforme e così spensierato. Questa vita gioiosa aveva dei luoghi dove poteva esprimersi al meglio, dove poteva essere più libera, dove poteva manifestarsi in tutta la sua sregolatezza, e questi luoghi da quel momento in poi vennero definiti luoghi di delizia..

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Erano le ville fuori dalla città, dove ci si recava per rilassarsi, per stare bene, per divertirsi, in fin dei conti, per essere veramente felici. Questa tradizione non si interruppe mai nei secoli. Ci si lasciava la vita quotidiana alle spalle, con i suoi doveri e le sue regole, e attraversato un piccolo tratto di campagna, quel mondo sembrava lontano, lontanissimo, mentre il verde, i fiori dei giardini, i profumi dei banchetti introducevano un luogo gioioso, allegro, bello … un luogo appunto, delizioso. Erano luoghi intimi, familiari, dove gli ospiti erano ben accetti; erano luoghi pieni di grazia, bellissimi, e questa bellezza era per se stessi e per gli altri. La bellezza apre i cuori alla felicità. Beauty opens the heart to happiness.

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In questi luoghi di delizia tutto era profumo. Profumo di dalie, di mughetti, di violette, d’alloro e di bosso delle siepi. Profumo di frutti, l’albicocco e la pesca, l’uva e i grandi alberi fioriti, come la magnolia con le sue foglie lucide e regali. Quel profumo entrava nelle casa dalle grandi finestre aperte, accompagnava i bambini nei loro giochi, quando, appena svegli, si divertivano a nascondersi dietro al grande letto a baldacchino. Nello stesso momento, nelle cucine del pian terreno le pentole brontolavano ciascuna una propria ricetta, e nessuno sapeva ancora che i piccoli si erano svegliati. I bambini poi giocavano ad inseguirsi giù dalle scale, fino a quando qualcuno non diceva loro di tornare in camera, di prepararsi per la colazione già apparecchiata, e che loro guardavano con ammirazione, ne erano golosi, ne sentivano il profumo. Un profumo che li incantava come quella visione. Torte e biscotti su alzate con il bordo d’oro, caraffe e bricchi in porcellana, posate d’argento e marmellata, tantissima marmellata, la marmellata della loro terra. Correvano allora nella propria camera a prepararsi per poter tornare giù, nella sala da pranzo, ed essere i primi. Tra quei bambini, che correvano sotto gli affreschi liberty della grande casa di Budrio, c’ero anch’io. Quelle pareti, in cui passai i momenti più felici della mia infanzia, erano state volute dai miei trisnonni. Quell’edificio, costruito accanto alla nostra torre rinascimentale, era stata terminato nel 1926. Il nostro luogo di delizia.

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Casa e delizia sono due parole che camminano a braccetto, ogni tanto si guardano, si sorridono, e stringono con passione quel contatto che le unisce. La casa non è solo un edificio, almeno non lo era per noi, la casa sono le persone che vivono, o sono vissute dentro a quell’edificio, con le loro storie, le loro gioie, con i loro sogni e con le loro tradizioni. Un casato è una famiglia, non un palazzo. La nostra casa quindi eravamo e siamo noi, dai miei avi alle mie figlie, e chi verrà dopo di noi. No, non mi sono dimenticata della delizia, è qui accanto a me che aspetta che parli di lei con un sorrisetto accattivante. La delizia è quello che rende una casa meravigliosa. E’ quello che rende un alimento un piatto, il suo gusto, il desiderio di poterlo rimangiare. E’quello che rende una semplice parete, un’ opera d’arte affrescata, ed un pavimento, un mosaico di marmi policromi. La delizia è quello che rende un campo, un giardino e un edificio, una villa. La delizia è un’ armonia di dettagli, è la raffinatezza come mezzo per essere felici, per vivere avvolti nella bellezza. La delizia è profumo, è magnificenza e gusto, è saper vivere.

Che delizia!

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E quanti ricordi sono diventati miei per sempre, correndo per quelle sale e in quel giardino con gli altri bambini. Ricordo le lenzuola di canapa, rigorosamente ricamate a mano, secondo l’arte fiorentina. Il loro profumo di lavanda riempiva l’aria quando erano stese al sole, e noi vi giocavamo in mezzo ridendo spensierati. Quel profumo è rimasto nel mio cuore, e ci rimarrà per sempre, come l’immagine di quelle lenzuola candide bagnate all’aria, libere e svolazzanti in attesa di essere stirate con amore, e riposte negli armadi impacchettate con nastri di raso, dagli ecrù ai rosa pallido. Quella casa e quella delizia erano per me le ricette della nonna Dina, che sovrintendeva ai lavori in cucina, mentre le domestiche chiacchieravano e ridacchiavano … lavorando e lavorando. Erano le verdure freschissime dell’orto, e il profumo della limonaia, con i limoni grandi e gialli che facevano venir voglia di mangiarli..

Quella casa e quella delizia, erano il profumo della mia magnolia, con i suoi fiori enormi e carnosi che la nonna faceva mettere nella mia camera per profumarla, come fece con lei sua nonna. Quella magnolia, a cui voglio bene, e che mi vuole bene come fosse una di casa, era il centro dei miei giochi di bambina, la prima cosa che riconosco della mia casa venendo da lontano. Quella casa e quella delizia erano il profumo dolce dei tigli e quello mediterraneo del rosmarino che viveva tra la salvia e l’origano, così vicini da tenersi per mano. Era il profumo del basilico e le parole di mia nonna, le lettere che mi scriveva e che tengo insieme a lei sempre vicine al mio cuore.

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Quella casa e quella delizia erano le nostre profonde tradizioni; gli alberi di Natale nella grande sala con tutta la famiglia riunita, i canti, la gioia, il profumo delle bucce di arancia e dei rametti di pino che si scioglievano in profumo, ardendo nella grande stufa di ghisa, così bella, dalle sinuose morbidezze liberty. I cibi delle feste così deliziosi e rari. L’attesa dell’arrivo della Befana, il vecchio inverno, immaginato dai bambini, nel racconto degli adulti, come una signora attempata. La Befana, l’inverno, che in procinto di lasciarci, portava i suoi doni più preziosi a noi più piccoli. L’aspettavamo con un po’ di paura per il suo aspetto, e tanta impazienza. La nonna la chiamava da sotto il camino, e noi rimavamo in silenzio, vigili e incuriositi. Affascinati, ci guardavamo intorno, sicuri che avremmo potuto vederla. Dopo averla chiamata, la nonna soffermava la nostra attenzione su un rumore, uno fra i tanti in quella grane casa: era arrivata la Befana. Quel rumore era lei, li vicino a noi, in alto sul tetto. Eravamo entusiasti, felicissimi del suo arrivo, e correvamo in soffitta seguiti dalla nonna. Lei ci faceva vedere dove la Befana era passata per scendere dal camino, e noi osservavamo incuriositi. Era venuta per portarci i doni, eravamo stati buoni tutto l’anno aspettando questo momento. Nello scoprire che la Befana era passata li, a poca distanza da noi, eravamo sbalorditi, pieni di gioia, la gioia spensierata dei più piccoli. Scendevamo allora nuovamente al pian terreno, e lì trovavamo le sue orme nella cenere, aveva lasciato le sue tracce in cucina. La nonna sorrideva, aveva compiuto la sua magia, e noi mangiavamo i dolci, i dolci che aveva portato la Befana, ma che in realtà aveva fatto preparare la nonna. Quella casa aveva le sue tradizioni, tradizioni tramandate di padre in figlio, di madre in figlia. Aveva un suo sapere e un suo gusto. Una raffinatezza nei dettagli e nel saper fare. Aveva un gusto profondo per il bello e per il buono. Viveva la sua delizia! Sono queste tradizioni, questa delizia, la gioia di vivere e il mio sapere, quello che mi è stato tramandato e che fu tramandato molte volte prima di me, che io metto in ogni cosa che faccio. E’ questo che voglio condividere con voi, perché mi è stata insegnata l’arte del ricevere e del condividere. I profumi che miscelo, sono il frutto delle mie ricette, e servono solo a riprodurre i profumi che hanno caratterizzato la mia vita, i profumi della natura che mi ha accolto in quel luogo meraviglioso. Il gusto delle mie fragranze gastronomiche, sono i profumi della mia terra, e quelli dei luoghi dove ho viaggiato, quelli che ho amato e conservo nel mio cuore. Voglio condividere con voi la delizia, in tutte le sue meravigliose sfaccettature.

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